Qual è lo stato di salute del nostro pianeta?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo partire dalla presa di coscienza del fatto che il decennio dal 2010 al 2020 si è chiuso come il decennio più caldo mai registrato: l’innalzamento delle temperature, 1,25 gradi centigradi in più dal secolo dell’industrializzazione, porta con sé una serie di conseguenze che riguardano lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello delle acque, una maggiore concentrazione di Co2 nell’aria che respiriamo.


Secondo le stime degli scienziati, entro i prossimi trenta anni, i ghiacciai sotto i 3500 metri scompariranno del tutto. Si tratta di una perdita gravissima visto che i ghiacciai sono serbatoi di acqua che consentono l’accesso a milioni di persone a questa preziosa risorsa.


Negli ultimi due secoli il livello delle acque si è già alzato di 20-24 cm e se non saremo in grado di contenere l’innalzamento della temperatura rischieremo nel 2030 di registrare un aumento del livello delle acque di circa 1 metro.
Anche sul fronte della qualità dell’aria che respiriamo, i dati non sono meno allarmanti: la quantità di Co2 presente nell’aria continua ad aumentare a causa delle attività umane e dei combustibili fossili. Secondo i calcoli dell’Ipcc, Intergovernmental Panel on Climate Change ovvero il Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, la concentrazione di Co2 raggiungerà una concentrazione pari a 500-1000 ppm entro la fine del secolo, con pericolose conseguenze sulla salute delle persone e sugli ecosistemi del pianeta.


Tutti questi fenomeni sono chiaramente connessi con il cambiamento climatico e dai dati che li riguardano emerge dunque che lo stato di salute del nostro pianeta non è affatto buono.


Durante l’ultima conferenza delle parti delle Nazioni Unite, COP26, che si è tenuta a Glasgow, è stato dichiarato che il pianeta si sta dirigendo verso un territorio inesplorato e Antonio Guterres, segretario generale dell’ONU, ha invitato le parti ad agire tempestivamente, nel segno della solidarietà, per una svolta, “allo scopo di salvaguardare il nostro futuro e salvare l’umanità.”


Se da una parte, la politica mette in campo le sue azioni di tutela nei confronti del pianeta e di chi lo abita, dall’altra, i cittadini di tutto il mondo sono chiamati a fare la loro parte, assumendo comportamenti finalizzati alla riduzione delle emissioni relative alle loro attività. La svolta di cui parla Guterres, è una svolta che riguarda anche il modello di sviluppo: il pensiero della sostenibilità ambientale cammina di pari passo con il pensiero della sostenibilità dello sviluppo.


Ciò significa che anche le imprese sono chiamate a fare la loro parte, impegnandosi ad esempio a migliorare i loro processi produttivi, riducendo l’impatto ambientale, e a migliorare la loro organizzazione interna in favore di minori sprechi di risorse.


In questa cornice di intenti, Plados Telma è impegnata a promuovere la sua idea di Kitchen Experience, nella quale la cucina diventa uno dei principali luoghi di sostenibilità, attenzione alla salute delle persone e dell’ambiente.


Dalla materia prima al riciclo del prodotto al termine del suo ciclo vitale, tutta la catena del valore è incentrata sulla valorizzazione delle risorse. I prodotti Plados Telma sono prodotti realizzati per durare, la qualità è la garanzia di un ciclo vitale più lungo, la ricerca e lo sviluppo sono la garanzia di materiali che non nuocciono alla salute di chi li usa.
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